CONCORSO “LE STOFFE E GLI ABITI AL TEMPO DEL MANTEGNA”
Celebrazioni per il 500° anniversario dalla morte di Andrea Mantenga
- Istituto Statale d’Arte – Agordo (Bl)
- Istituto Statale d’Arte – Cortina d’Ampezzo (Bl)
- Istituto Statale d’Arte “Maria Callas” – Castelmassa (Ro)
- Istituto Statale d’Arte “ P. Selvatico” – Padova
- Istituto Professionale Statale “G. Valle” – Padova
- Istituto Statale d’Arte “E. U. Nordio” – Trieste
- Istituto Statale d’Arte “G. Sello” – Udine
- Istituto Statale d’arte – Venezia
- Istituto Statale d’arte “B. Munari” – Vittorio Veneto
- Primo premio: ex-aequo Istituto Statale d’Arte “ Selvatico” di Padova e Istituto Statale d’Arte di Venezia.
- Terzo premio: Istituto “B. Munari” di Vittorio Veneto
- Segnalazione di merito: Istituto Statale d’Arte “ G. Sello” di Udine.
PIAZZOLA SUL BRENTA : LA CITTA’ DEL GIOVANE MANTEGNA
A pochi chilometri a nord ovest di Padova, sorge Piazzola sul Brenta, un centro che lungo i secoli fu intimamente legato alle alterne fortune della sua villa e delle nobili famiglie che la abitarono. Nei documenti Piazzola viene via via indicata come la Plateola, Placeola e Placjola. La forma latina più antica, Plateola, non sembra risalire all’epoca romana, ma essere bene più recente, in quanto non risulterebbe prima del 1000. Ricordando l’aspetto della regione su cui si stendevano fitti boschi, è facile pensare che il toponimo derivi da Placea, o da Placiea che nel latino medioevale indica sia uno spazio di terreno in mezzo al bosco sgombro dalla vegetazione, sia un luogo fortificato, quale poteva essere il castello costruito nell’ampia insenatura del Brenta.
Uno tra i primi documenti che parla dell’esistenza di Piazzola è una sentenza del 1229, ma il borgo doveva essere sorto verso il 900. A causa delle invasioni barbariche, in seguito alle scorrerie degli Ungari, molto villaggi veneti si fortificarono : probabilmente sorse anche il Castello di Piazzola. A causa di queste scorribande alcune famiglie Milanesi furono costrette a trovare rifugio a Padova . Fra queste quella dei Dente che furono i primi Conti del Castello di Piazzola.
I Dente vi ebbero dominio, a parte una breve parentesi in cui il Castello fu posseduto dal potente Ezzelino III da Romano fino alla metà 1200 quando vendettero la proprietà ad Alessandro Belludi. La famiglia dei Belludi, di origini popolare (si era arricchita in breve tempo con il commercio delle pelli) acquistò il Castello di Piazzola e i 422 campi annessi aper innalzarsi dalla classe dei " popolaris" a quella dei "nobiles catellani".
Il Castello di Piazzola ereditato dal figlio Zambonetto che conduceva vita alquanto sregolata, fu confiscato nel 1315 dal Comune di Padova e da questi ceduto tra il 1316 e il 1318, a Nicolò da Carrara. I Carraresi, signori di padova, tennero Piazzola come feudo di famiglia fino al 1413, anno in cui, per le nozze di Maria Carrara con Nicolò Contarini, passò a questa nobile famiglia veneziana. bbe così inizio un nuovo periodo in cui Piazzola intreccia le sue vicende a quelle delle nobili casate della Serenissima.
IL QUATTROCENTO : L’ ISOLA DEI MANTEGNA
Falegname il padre Biagio e sarto il fratello Tommaso : le abilità manuali di certo non mancano nella casa del giovane Mantegna. Ma la vita di villaggio nella prima metà del Quattrocento non è tale da consentire a un bravo artigiano di condurre un’ esistenza dignitosa, sopratutto se la sua opera è legata a un’ arte fine ed elegante quale la sartoria : Tommaso si volge alla città in cerca di fortuna. A quel tempo la popolazione dei villaggi rurali era assai scarsa : qualche centinaio di persone nelle zone più popolate, ma di solito anche molto meno. E Isola di Carturo, lembo di terra racchiuso tra il Brenta e il Ceresone, non fa eccezione.
Alla scarsità demografica si aggiunge anche una povertà diffusa che obbliga, per esempio, i vescovi ad affidare due parrocchie a un unico sacerdote, a causa dell’ insufficiente capacità di mantenimento del curato da parte della popolazione residente. La piccola comunità rurale di Isola deve inoltre fare i conti con il Brenta che, nelle sue frequenti divagazioni, tende a modificare l’ assetto agrario della zona creando danni alle coltivazioni, riducendo le risorse a diposizione di una popolazione già forse al limite di un adeguato sostentamento. La situazione economica nelle campagne intorno a Piazzola è dunque, nella prima metà Quattrocento, estremamente precaria e la scela del fratello Tommaso di lasciare Isola per cercare lavoro a Padova è quasi obbligata. Le cose devovo andargli bene perchè lo troviamo fare affari già nel 1446. Ma il sarto del villaggio non ha dimenticato la sua terra : nel 1449, Tommaso Mantegna prende in affitto, dal nobile padovano Francesco Porcellini, trenta campi situati a Isola in località "Standor", lungo il fiume Ceresone e nel 1452 rileva altri quaranta campi confinanti con la possessione denominata "La Fornaxe",sempre dei Porcellini.
Intorno al 1450 muore il padre Biagio; nel frattempo Andrea ha raggiunto il fratello a Padova : nel 1445, a quattordici anni, il giovane Mantegna opera forse da qualche anno, nella bottega di Squarcione. L’incontro con il Maestro padovano può essere stato favorito dal fratello Tommaso, che condivide con lo Squarcione l’ interesse per l’ arte della sartoria : in un documento del 1423 lo stesso Squarcione viene infatti definito come " sartor et recamator".
Per il giovane figlio del falegname di Isola di Carturo si aprono prospettive che in breve lo rendono famoso e richiesto da corti e signori. Tanto che, a soli trent’anni, poteva essere affettuosamente definito dal Marchese Gonzaga come : " il mio carissimo Mantegna solenne Maestro".
Nei documenti e nelle opere troviamo un Mantegna dal carattere forte e deciso, marchiato forse da quella ferrea volontà che ha caratterizzato nei secoli la sua gente, costretta a cercare nel fiume, imprevedibile e spesso feroce, le motivazioni stesse di un’ esistenza conquistata giorno per giorno.
Gran parte del territorio di Isola, di proprietà dei Carraresi, alla caduta di questi nel 1493, perviene ai conti Da Thiene, che la mantengono fino al 1778 costruendovi anche una villa in pregievole stile, poi abbandinata e caduta. Sono ancora visibili Villa Colombina, residenza estiva dei nobili Bragadin, e la palladiana villa Paccagnella del XVI secolo, che mantiene l’ impronta del grande architetto. Isola di Carturo nel 1963 in onore del suo grande concittadino cambia il suo nome nell’ attuale "Isola Mantegna".
ANDREA MANTEGNA
Andrea Mantegna è uno dei più importani pittori del quattrocento nel nord Italia e uno dei grandi maestri del Rinascimento. E’ il massimo esponente del grande processo di rinnovamento del linguagio figurativo, all’avanguardia in fatto di cocoscenze prospettiche e di cultura antiquaria, che farà di Padova, fino al 1460 e oltre, uno dei più avanzati centri artistici dell’ Umanesimo europeo e il principale snodo di irradiamento della nuova arte rinascimentale nell’ Italia del nord.
Nasce agli inizi del 1431 (la data si ricava in base all’iscrizione : " Andreas Mantinea Pat. an. septem et decem natus sua manu pinxit M.CCCC.XLVIII" copiata nel 1560 da Bernardo Scardeone sull apala di un altare della chiesa padovana di Sana Sofia) da Biagio, falegname di Isola di CArturo, allora borgo del contado vicentino. Nel 1441 si trasferisce a Padova come apprendista e figlio adottivo di Francesco Squarcione. Sono anni fondamentali, quelli della formazione presso la scuol asqarcionesca, che propone un nuovo e costante riferimento alla civiltà romana, ma sopratutto quelli della grande rivoluzione artistica di cui si farà portatore. La città è in quegli anni il principale crocevia di grandi personalitòà artistiche e sede dell’ attività di importanti botteghe. A Padova, infatti, ha l’opportunità di ammirare i lavori di alcuni "moderni" rappresentanti dell acultura Fiorentina come Paolo Uccello e Filippo Lippi, di confrontarsi con le botteghe veneziane dei Bellini e dei Vivarini e, soprattutto ha modo di entrare in contatto con la dirompente arte di Donatello che realizza nel cantiere della Basilica del Santo alcune tra le opere più stabilianti e sconcertanti del tempo : il Monumento equestre al Gattamelata e l’ Altare del Santo. A Padova Mantegna si trova a lavorare in un contesto storico ed artistico che ha il respiro di una scuola. Giorgio Vasari aveva capito bene che tutte le opere del giovane Andrea erano state condotte all aluce di una vera e propria "concorrenza" con i colleghi che erano in grado di esprimersi con un linguaggio altrettanto elevato dal punto di vista della qualità.
Nel 1448 vine chiamato a far parte della squadra di artisti che decorano la cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani, dove dipinge le Storie di San Giacomo e San Cristoforo. Il ciclio è andato quasi interamnte distrutto dal bombardamento dell’ 11 marzo del 1944 : del Mantegna restano l’ Assunzione e le due storie del Martirio di San Cristoforo e del Trasporto del corpo del Santo, che nel corso dell’ 800, a causa del loro cattivo stato di conservazione, furono staccate e trasferite. In queste opere è possibile osservare il carattere dell’opera di Mantegna, il quale utilizza un disegno incisivo, dando alle forme un profilo angoloso che si staglia nettamente sil fondo, e la prospettiva per dare imponenza alle scene e ai personaggi che le animano. Possiamo notare una minor durezza e una minor asprezza dei colori, questo perchè intanto il pittore è venuto in contatto con le opere di Giovanni Bellini, di cui sposerà la sorella : le forme dei suoi personaggi si addolciscono, senza perdere monumentalità e vengono inserite in scenografie più ariose. A venticinque anni mantegna è già un artista maturo.
Nel 1457 riceve la commissione per uno dei suoi massimi capolavori : il Polittico di San Zeno per la chiesa del Santo a Verona. La scena principale della Sacra Conversazione è rappresentata all’interno di un quadriportico classico. La cornice reale viene illusivamente continuata dal portico, delimitato da colonne, in cui è racchiusa la Sacra Conversazione; il Mantegna fa aprire una finestra che illumina la pala da dastra in modo da far coincidere l’illuminazione reale con quella dipinta.
Nel 1460 viene invitato da Ludovico Gonzaga a Mantova dove diventa artista di corte e consigliere artistico e curatore delle raccolte d’arte. Nel 1462 esegue la tavola con La Morte delle Vergine per la Cappella del Castello, ora al Prado. In una semplice stanza che si apre su un paesaggio lagunare colto dal vero, intorno al corpo della Vergine si dispongono gli apostoli. La naturalezza delle scene viene unita alla solennità dei personaggi.
Tra il 1465 e il 1474 realizza la decorazione ad affresco della cosidetta Camera degli Sposi nel castello di San Giorgioi a Mnatova. Mantegna idea una serie di grandi scene con punto di vista unico coincidente con il centro della stanza e una fonte di luce che corrisponde a quella reale. In alcune scene esegue una ricostruzione precisa dei personaggi e dell’ambiente della corte dei Gonzaga. Nella volta dipinge il famoso Oculo Circolare aperto verso uno splendido cielo dipinto e dal quale si affacciano figure e animali. Nello sforzo del potere rappresentato sulle pareti della stanza c’è la volontà di vedere la verità nei volti degli uomini : lo fa con una capèacità di leggere nell’anima che per la prima volta nell astoria della pittura si mostra con tanta evidenza realistica.
Sempre a questo periodo appartengono il Cristo Morto di Brera e il San Sebastiano del Louvre.
Muore il 13 settembre 1506, lasciando incompiuta l’ultima di tre tele (rappresentante la Favola del Dio Como) a carattere mitologico per lo studiolo di Isabella D’Este.

