Stampa
 
 
 

Relazione storica e cronologia degli eventi significativi

La costruzione del "Corridore".

Nel 1413 Maria da Carrara, unica figlia di Jacopo, sposa in seconde nozze Nicolò Contarmi appartenente al ramo della famiglia stanziato a San Cassiano. Da questo momento in poi, la tenuta di Piazzola, appartenente ai beni dotali di Maria, entra a far parte del patrimonio immobiliare dei Contarini.
Le ipotesi di attribuzione e datazione della villa sono tuttora contrastanti. Lo Zorzi individua in un disegno palladiano un progetto, non realizzato, per la costruzione della villa padovana; ascrive la pianta al 1546, data riportata dalla lapide collocata sullo zoccolo basamentale della costruzione e, da sempre, considerata momento di avvio della ristrutturazione dell’edificio.
Il nucleo centrale della villa é frutto del riutilizzo di strutture preesistenti, il cui aspetto esteriore e documentato da un disegno redatto nel 1558 da due periti dei Provveditori Sopra i beni Inculti. La realizzazione della mappa è da mettere in relazione alla supplica inoltrata dai Contarini per una concessione d’acqua allo scopo di irrigare i terreni delle tenute di Piazzola, Santa Colomba e Presina.
L’edificio, rappresentato nel suo assetto anteriore agli interventi di ristrutturazione, si presenta circondato da mura che delimitano la corte antistante alla costruzione; dal perimetro murano emergono quattro torri due delle quali segnano l’accesso alla residenza, mentre, le rimanenti risultano collegate al nucleo centrale della villa attraverso due corpi di fabbrica più bassi. Nel disegno manca la roggia contariniana, realizzata più tardi, ma è presente un canale che, partendo dal Brenta giunge sino al órolo della villa?castello dei Contarini.
La mappa, sinora non sufficientemente studiata, ci consente di collocare l’intervento di ristrutturazione a non prima del 1558; l’anno successivo, infatti, i lavori al nucleo centrale della villa risultano già avviati, ed è documentata la presenza in cantiere di Giacomo di Antonio Palazzolo, collaboratore di Andrea Palladio nella realizzazione della villa Pisani a Montagnana. Tuttavia solo nel 1565 l’edificio risulta stabilmente abitato. L’intervento palladiano per la villa resta tuttora un’ipotesi affascinante ma difficilmente dimostrabile; il nome dell’architetto appare citato per la prima volta a proposito della villa Contarini nel 1681, mentre, nessuna testimonianza coeva al Palladio ricorda il coinvolgimento del vicentino nella costruzione della villa.
Stranamente, il nome dell’architetto affiora in concomitanza alla fase di ampliamento seicentesca della residenza commissionata dal Procuratore Marco Contarmi.
La data d’inizio dei lavori può essere fissata per via indiretta intorno al 1676; ma la villa é stata sicuramente oggetto di interventi precedenti a quell’anno. Dall’analisi dei disegni, infatti, appare evidente il progressivo modificarsi dell’aspetto della costruzione; le ali che si innestano sul corpo centrale dell’edificio perdono progressivamente il loro carattere di annessi rurali per divenîre parte integrante degli spazi abitativi. Costante nelle mappe, dal 1608 al 1672, è la presenza delle due torri che si attestano agli angoli della recinzione, lungo la strada. Si tratta degli unici elementi che ricordano la primitiva costruzione dei Contarini già scomparsi nelle incisioni che illustrano la villa nel 1685; una torre fu sicuramente demolita, mentre, l’altra fu probabilmente inglobata nella costruzione dell’attuale corridore.
L’edificio, che si sviluppa perpendicolarmente al corpo principale della residenza, chiude il cortile della villa lungo il canale. Probabilmente, l’ampliamento previsto dal Contarini contemplava, anche, la costruzione di un secondo edificio speculare alla galleria che avrebbe configurato la zona antistante alla residenza con una vera e propria "corte d’onore".
Le rappresentazioni della villa che corredano l’orologio del piacere potrebbero illustrare le intenzioni del committente la cui realizzazione fu eseguita solo in parte. Di sicuro, la costruzione del corridore era già stata ultimata nel 1681. Lo Chassebras che visita la villa mentre fervono i lavori, descrive sommariamente la galleria riportandone le caratteristiche più evidenti: è ornato da piccole colonne e da statue, ed è concluso da una copertura voltata a schiena d’asino ricoperta di lamine di piombo. L’accesso alle sale in cui vengono custodite le collezioni di Marco Contarini avviene direttamente dal corpo principale della residenza attraverso una scala di marmo che immette al secondo piano della galleria.
L’edificio descritto per la prima volta dal Chassebras, corrisponde a quello illustrato nel 1685 nell’Orologio del piacere del Piccoli. Nell’incisione è volutamente esibito il conflitto che genera il corpo perpendicolare del corridore nel punto d’innesto con la facciata della villa. L’anomalia della soluzione è resa in maniera ancora più evidente nell’illustrazione della battaglia navale: nell’immagine, il tetto a schiena d’asino che conclude il corridore va, addirittura, ad occultare parte di una finestra al secondo piano della villa. Appare evidente che l’edificio, sebbene già eseguito nel 1681, va considerato posteriore alla realizzazione della facciata dell’ala destra della villa. Le evidenti diversità di linguaggio architettonico, lo scontro tra i due corpi di fabbrica non risolto evidenziano chiaramente che il complesso architettonico viene eseguito per parti con una visione unitaria d’assieme sicuramente ricercata ma raggiunta in maniera artificiosa.
Sulla funzione del corridore già il Chassebras fornisce indicazioni abbastanza dettagliate confermate, successívamente, dal Muttoni e dal Fossati che definiscono il lungo corpo di fabbrica come luogo adibito al passeggio terreno con gallerie sopra.
Alla galleria in villa dedicava la sua attenzione nel 1615 lo Scamozzi nella sua idea dell’Architettura Universale; il richiamo all’archìtetto è tutt’altro che occasionale a proposito della realizzazione del corridore della villa di Piazzola. Infatti, si può agevolmente dimostrare che 1’ architetto dei Contarini, tuttora sconosciuto, attinge proprio a questa fonte nel momento in cui si trova ad affrontare un simile tema progettuale. I dettami forniti dallo Scamozzi per la realizzazione della galleria, infatti, sembrano aver guidato la progettazione del corridore contariniano. Le gallerie, suggerisce lo Scamozzi, si deono fare in sito tale che non siano offese dal sole di mezzo di, e molto meno di ponente; però vogliono esser aerose e allegre, non impedite da edifici vicini: e guardino sopra giardini, verdure, acque; et però stanno meglio al piano delle seconde stanze perché a pe ’ piano ogn ’uno può entrare, e vedervi dentro. La loro forma estendasi molto in lungo, sarà con tra la larghezza di 12 sino a 16 piedi e di con venevol altezza; le apriture siano a con venevol distanza per poter collocare pitture e sculture tramezzo, come statue, storie in basso rilievo, ritratti d’uomini illustri in armi e in lettere e simiglianti cose che danno modo di ragionare e passare il tempo virtuosamente(..)...

La collocazione dell’edificio lungo il bacino d’acqua, la sistemazione delle collezioni al secondo piano, la profondità del corpo di fabbrica che corrisponde circa ai 16 piedi indicati dallo Scamozzi come misura ottimale per questo tipo di costruzioni sono elementi tutti puntualmente presenti nella costruzione eseguita per i Contarini.
Lo stesso repertorio formale utilizzato nel corridore della villa di Piazzola attinge alla matrice scamozziana ma con esiti non particolarmente brillanti dal punto di vista qualitativo. In particolare il sistema di paraste che articola le campate del lungo corpo di fabbrica richiama la soluzione, pilastro?nicchia sovrapposta, sperimentata dallo Scamozzi a Sabioíieta: il risultato raggiunto a Piazzola tradisce, tuttavia, la scarsità di mezzi di cui dispone l’architetto dei Contarini.
Alla caratteristica di museo privato l’edificio associa anche un’altra funzione: quella teatrale assunta dalla cortina muraria della galleria rivolta sul bacino delle naumachie. Dal piano terra della costruzione, infatti, era possibile seguire spettacoli sull’acqua e, a tale scopo, il lungo corpo di fabbrica non si attestava direttamente sul canale ma era preceduto da una fondamenta sulla quale sostavano gli spettatori. L’esistenza di quest’ultima, oggi scomparsa, è riportata nelle incisioni del 1685 e confermata dal rilievo della villa eseguito dal Muttoni nel 1740. Le caratteristiche architettoniche della galleria desumibili dai disegni del XVII e XVIII. secolo sono oggi in gran parte scomparse. In origine, la costruzione presentava una campata in meno delle attuali e, almeno sino al 1685, non era previsto nessun sistema di collegamento tra il corridore e gli edifici sul lato della roggia opposto alla villa.
Solo a partire dal 1740, i disegni registrano la volontà di collegare la residenza al complesso delle Vergini, sul lato opposto del canale. Un ponte sulla roggia, già presente nel rilievo del Muttoni e successivamente in quello del Fossati, avrebbe consentito il passaggio dal luogo delle Vergini, attraverso il piano terra della galleria, sino alla villa.
Nel momento in cui la tenuta di Piazzola viene acquistata dai Camerini gli edifici presentano uno stato di forte degrado. Il nuovo proprietario decise di intervenire sulle costruzioni che Marco Contarini aveva avviato senza condurre a termine. In questa occasione l’intero complesso edilizio subisce consistenti manomissioni: la galleria viene ampliata con 1’ aggiunta di una nuova campata e demolito il ballatoio che caratterizzava la costruzione lungo il bacino delle naumachie.
All’aspetto edonistico che caratterizza i primi interventi della seconda metà del 600 si sostituisce progressivamente un luogo di lavoro dominato dalla residenza dei Camerini: una famiglia di imprenditori per i quali la produttività dei fondi acquisiti è funzionale a consolidare un prestigio sociale raggiunto.